Il "lupo cattivo" non esiste, è un'invenzione totalmente umana, i lupi in natura non attaccano gli esseri umani. Vale la pena ricordarlo di questi tempi, quando i lupi sembrano essere tornati a essere dipinti come accadeva dal medioevo un poi: i colpevoli perfetti. L'aumentata presenza di lupi sulle Dolomiti e sulle Prealpi venete e friulane ha riportato questo animale al centro dell'attenzione. Ma occhio a parlare di attacchi agli esseri umani: più che realtà sono un mito. Infatti il lupo è diventato un mito, lo scriveva Gherardo Ortalli, già docente di Storia Medievale a Ca' Foscari.
«Un mito che, come residuo di fatti economici, di tradizione o di mentalità maturati in contesti comunque trascorsi e non più esistenti , è tuttora vivo e operante. Basti pensare come ancora oggi, benché questo animale non possa affatto essere considerato non diremo un "flagello", ma nemmeno una sostanziale causa di danni, la sua fama di carnivoro terribile sopravvive e i racconti e le favole persistono nell'assegnargli la funzione di elemento terrificante: lupo nero, lupo cattivo, lupo mannaro, immagine della bestialità assoluta e compiutamente realizzata».
Esisteva un tempo in cui i lupi non erano cattivi, e non ci si riferisce al lupo di Gubbio e a san Francesco che lo ammansisce. Nell'antichità il lupo era considerato pericoloso per le greggi, ma non per gli esseri umani. Gli antichi romani allevavano le pecore non per la carne, ma per il latte che usavano per ricavarne formaggio. I romani erano sostanzialmente vegetariani: avevano una dieta a base di cereali, latticini e pesce, carne ne mangiavano, ma poca e pure strana. La prelibatezza, come racconta Apicio nel "De re coquinaria", erano i ghiri che i romani allevavano in vasi di terracotta in modo che rimanessero morbidi per poterseli mangiare con maggior gusto. Consumavano prosciutti, è vero, ma non apprezzavano il maiale, considerato un animale da barbari perché viveva nelle selve, come i barbari, per l'appunto. Nel medioevo, invece, gli esseri umani e i lupi cominciano a nutrirsi delle stesse cose, a occupare la medesima nicchia ecologica, come più propriamente si dice, e quindi diventano concorrenti diretti. Si allevano ovini anche per la loro carne, e si iniziano a mangiare i maiali, sempre di più.







