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Un anno di guerre senza pace, transizioni e nuovi equilibri instabili, dalle tregue fragili in Medio Oriente alle trattative sull’Ucraina, fino alle tensioni tra grandi potenze

Il 2025 è stato un anno attraversato da eventi globali che hanno inciso in profondità sugli equilibri internazionali, mostrando un mondo ancora segnato da conflitti irrisolti, fragili tentativi di mediazione e trasformazioni strutturali sul piano politico, economico e climatico. La cronaca internazionale ha restituito l’immagine di una comunità globale impegnata più a contenere le crisi che a risolverle, in un contesto in cui ogni dossier si è intrecciato con gli altri. Ripercorriamo insieme le vicende più significative nello scacchiere internazionale.

Il 2025 si è aperto sotto il segno del Medio Oriente, confermando come la guerra tra Israele e Hamas resti uno dei principali fattori di instabilità globale. Il 15 gennaio, dopo settimane di trattative condotte in gran parte nell’ombra da Stati Uniti, Qatar ed Egitto, è stato annunciato un accordo di cessate il fuoco “a fasi”, concepito non come una pace definitiva ma come un meccanismo progressivo per fermare temporaneamente i combattimenti, favorire il rilascio degli ostaggi israeliani detenuti a Gaza e consentire l’ingresso di aiuti umanitari nella Striscia. L’intesa rifletteva un equilibrio fragile: Israele puntava a recuperare i propri cittadini e a ridurre la pressione internazionale, Hamas cercava garanzie sulla sopravvivenza politica e sul destino dei prigionieri palestinesi. Il 19 gennaio, con l’entrata in vigore della tregua e l’avvio dei primi scambi, il conflitto ha cambiato ritmo, ma non direzione. Fin dall’inizio è apparso chiaro che la tregua non scioglieva i nodi fondamentali: il futuro politico di Gaza, il controllo della sicurezza e il destino di Hamas.