Alberto Stefani mostra il foglio su cui ha appuntato una serie di note: “Cucinare, fare la spesa, prenotare la visita, comprare il giornale, pagare le bollette”. E poi: “Fiducia, reperibilità, flessibilità”. Il presidente del Veneto è nel suo studio a Palazzo Balbi, prima di riprendere la seduta di giunta che approverà l’avviso pubblico per la nomina dei nuovi direttori generali delle Ulss. Ma il disegno di legge su cui sta lavorando «da un paio di giorni» lo entusiasma: «Non esistono precedenti, saremo i primi in tutta Italia a lanciare l’assistente di quartiere».

Una badante di comunità? Un “care manager”? Presidente, davvero istituirà la badante di condominio?

«Non la chiamerei così, sarà una figura che si occuperà delle esigenze primarie delle persone parzialmente non autosufficienti, quindi cura della casa, igiene personale, cibo, pasti, spesa a domicilio, bollette, posta, ma anche la possibilità di avere stimoli cognitivi, di essere inseriti in una rete di comunità con le associazioni locali, soprattutto di essere monitorati costantemente. Quello che una volta facevano i familiari, ma se uno è solo ha bisogno di qualcuno che gli dia una mano. Una figura che può essere condivisa da più famiglie. Un conto è pagare 2mila euro al mese, altro è sopportare una spesa di 300 euro».