«Spero tanto che se la cavi, che possa riprendersi. E sì, anche che provi poi il giusto rimorso per quello che ha fatto. Ma bisogna restare umani: la vita è sempre sacra, e questo vale per ogni vita». Luigi Antoniello, nonno del piccolo Mattia e padre di Marco, non nasconde lo strazio che prova nel tornare con la mente alla tragedia che ha distrutto la sua famiglia. Eppure ieri, alla notizia dell’incidente che ha ridotto Angelika Hutter in fin di vita, la sua pietà non cede spazio al rancore: «Se lei ha sbagliato - ripete più volte - comunque non è stata l’unica. E anche in questo caso rivedo gli stessi errori».

Cosa intende, di quali errori parla?

«Già all’epoca, dopo il disastro di Santo Stefano, era subito apparso chiaro che Hutter non fosse in sé, che avesse dei problemi. Per questo non do la colpa a lei per quello che è successo: lei non avrebbe dovuto essere libera di circolare, di guidare, la colpa è di chi glielo ha permesso. Adesso è lo stesso: non sarebbe dovuta essere per strada».

Sembra che sia scappata dalla struttura in cui si trovava...

«E, se è riuscita a fuggire, significa che quella struttura non era adeguata. Di nuovo c’è stata troppa superficialità, chi dovrebbe occuparsi di scongiurare simili eventualità si scopre sempre assente: lo Stato, le istituzioni, la colpa è anche loro, delle leggi che ci sono».