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Sotto il carcere ha preso la parola anche il figlio dell'architetto agli arresti con l'accusa di essere parte di Hamas: "Oggi è solo la prima tappa di quello che faremo"

Alla fine davanti al carcere di Marassi per il presidio di protesta contro l'arresto di Mohammad Hannoun si sono presentati in 200, un manipolo di attivisti pro Palestina che per circa un'ora hanno scandito cori contro il governo e in solidarietà con l'architetto giordano, accusato di essere parte della cellula estera di Hamas. Si pensava che la manifestazione fosse maggiormente partecipata ma alla fine, anche per il poco preavviso, sono stati pochi i partecipanti: erano di più nella manifestazione gemella di Napoli, che si è tenuta nelle stesse ore e con le stesse modalità.

In presidio c'erano le solite sigle della galassia antagonista, i centri sociali, Genova Antifascista, Usb, Si Cobas, Osa, Cambiare Rotta, Udal e Potere al Popolo, nessuna novità da questo punto di vista. Inevitabile anche la presenza di alcuni familiari di Hannoun, tra cui il figlio Mahmoud che risulta a sua volta iscritto nel registro degli indagati ma senza adozione di misure cautelari. Durante il presidio anche lui ha preso la parola: "Oggi è solo la prima tappa di quello che faremo, delle manifestazioni, dei cortei, di tutte le attività che svolgeremo finché mio padre non uscirà da questo carcere. Io continuerò a lottare finché la Palestina non sarà libera dallo Stato genocida di Israele e finché mio padre non uscirà da questo carcere dove è ingiustamente incarcerato". Nel frattempo dalla sezione di Cambiare Rotta di Genova si condividevano i contenuti sui social e tra questi una storia in cui ci sono i soliti cori con la scritta: "Meloni fascista, sei tu la terrorista". Uno slogan ormai comune in tutte le manifestazioni pro Pal, che prendono di mira questo governo e il presidente del Consiglio spesso con minacce, oltre che con insulti.