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Domenica il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha incontrato il presidente statunitense Donald Trump a Mar-a-Lago, la residenza di Trump in Florida, per parlare del nuovo piano in venti punti per la fine della guerra in Ucraina. Il piano era stato presentato da Zelensky mercoledì ed era stato concordato con i mediatori statunitensi, ma sul testo la Russia ancora non si è espressa.
Il tono della conferenza stampa alla fine dell’incontro era disteso e ottimista, ma con diverse riserve. Trump e Zelensky hanno detto di aver fatto dei passi avanti, ma che continueranno a parlare nelle prossime settimane di alcune questioni su cui da mesi si arenano i negoziati. La principale riguarda la sovranità del Donbas, regione dell’Ucraina orientale formata da Donetsk e Luhansk, che è rivendicata per intero dalla Russia. Trump l’ha definito uno dei pochissimi aspetti su cui la delegazione ucraina e quella statunitense (che cerca di mediare le richieste massimaliste della Russia) non hanno ancora trovato un accordo.
La Russia controlla il 99 per cento del Luhansk e più dell’80 per cento del Donetsk: sono territori particolarmente importanti per il presidente russo Vladimir Putin, da un punto di vista ideologico e militare, e infatti da mesi si è impuntato sulla pretesa che l’Ucraina li ceda interamente, anche le parti che la Russia non ha mai conquistato. Zelensky l’ha sempre giudicata una proposta irricevibile, ma col piano di novembre ha provato ad avanzare un compromesso: la ritirata di entrambi gli eserciti e la creazione di una zona demilitarizzata, i cui dettagli sarebbero da definire. È una proposta che per ora la Russia non sembra voglia accettare.













