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Rossini: "Nuove vie nelle terapie". Analizzati 351 soggetti

Non tutti i pazienti con disturbo cognitivo lieve, una condizione intermedia tra il normale invecchiamento cerebrale e la demenza, sviluppano realmente una demenza: alcuni, pur presentando numerosi fattori di rischio biologico e alterazioni di specifici biomarcatori, mostrano una sorprendente capacità di resistenza alla progressione della malattia.

Il dato emerso non rappresenta una novità assoluta ed è in linea con quanto confermato da un gruppo di ricercatori italiani che ha tuttavia sviluppato un approccio particolarmente innovativo. I risultati sono descritti in un articolo pubblicato su Alzheimer's & Dementia. Lo studio, il cui primo autore è Chiara Pappalettera, ingegnere biomedico e ricercatrice dell'Irccs San Raffaele di Roma, si inserisce nell'ambito del progetto Interceptor, un ampio programma di ricerca avviato nel 2018 e finanziato dal Ministero della Salute e dall'Agenzia Italiana del Farmaco, dedicato all'identificazione precoce dei meccanismi che conducono allo sviluppo delle demenze.