Igiudici del Riesame di Palermo, nelle motivazioni del provvedimento con cui avevano rigettato la richiesta di revoca dei domiciliari per l'ex dirigente della polizia e prefetto Filippo Piritore, 75 anni, arrestato il 24 ottobre scorso per il depistaggio nell'ambito della nuova inchiesta sull'omicidio del presidente della Regione siciliana, Piersanti Mattarella, ucciso il 6 gennaio 1980 in via Libertà a Palermo, scrivono che l'indagato "ha mostrato una chiara e pervicace attitudine ad alterare il processo di formazione della prova".

Piritore avrebbe fatto sparire l'unico elemento d'indagine su cui si potevano ricavare prove per risalire agli assassini: "un guanto di mano destra, in pelle di colore scuro marrone" trovato davanti al sedile dentro la Fiat 127, utilizzata dai due killer di Mattarella, abbandonata in via Maggiore De Cristoforis.

Per i giudici Antonia Pappalardo, Annalisa Tesoriere e Simona Di Maida l'ex prefetto può reiterare il reato: "La certa gravità del fatto e la speciale disinvoltura mostrata nel compimento della condotta delittuosa, fornendo false informazioni anche specifiche, perseverando nell'indicare una falsa pista da seguire nello svolgimento delle rinnovate indagini relative a una delle più drammatiche e oscure pagine della storia della nazione, risultano sintomatiche di una determinazione nel delitto che ne esclude la mera occasionalità , lasciando, al contempo trapelare il rischio della ripetizione del comportamento criminoso".