C'è un depistaggio di Stato nell’omicidio del presidente della Regione Siciliana, Piersanti Mattarella. Un ex prefetto è stato arrestato perché accusato di avere occultato, falsificato e deviato le indagini, fin dal primo momento. A orchestrare il depistaggio, secondo la procura di Palermo, è Filippo Piritore, 75 anni, ex alto dirigente dello Stato, ma nel 1980 giovane funzionario della Squadra mobile. È lui, secondo i magistrati, a manipolare un frammento decisivo dell’inchiesta: un guanto di pelle marrone, ritrovato nella Fiat 127 bianca usata dai killer per la fuga, e mai repertato e analizzato. Perché è stato fatto sparire.

La prova chiave

Quel guanto non è un dettaglio, è una prova chiave. Viene fotografato dalla polizia scientifica, ma subito dopo scompare. E con esso svanisce, forse per sempre, l’unica opportunità concreta di risalire all’identità degli esecutori materiali. Nessuna arma del delitto è mai stata ritrovata. Nessuna certezza balistica. Solo quel guanto usato dai sicari. Che non c'è più. E la cui scomparsa viene oggi attribuita proprio a Piritore, il funzionario che, secondo gli atti dell’accusa, interviene sulla scena, prende possesso del reperto. Copre la scomparsa con una serie di false attestazioni. Note informative falsificate, documenti interni che, nel tempo, diventano parte della narrazione ufficiale di un’indagine che, fin dall’inizio, si mostra intenzionalmente compromessa. Il guanto sparisce non solo materialmente ma anche dall’elenco di ciò che è stato trovato nell’auto.