"Non ho mai saputo del ritrovamento di un guanto nell'automobile usata dai sicari del presidente Piersanti Mattarella. Io all'epoca ero a capo della Criminalpol e dirigevo la Mobile ad interim in attesa della nomina del capo che poi fu Giuseppe Impallomeni che fu portato dal questore Vincenzo Immordino. Non sono andato nel luogo dell'omicidio in via Libertà dopo il delitto". Lo dice Bruno Contrada che per 23 anni è stato ai vertici della polizia di Stato a Palermo. Contrada è stato condannato per concorso esterno in associazione mafiosa, anche se la sua sentenza è stata dichiarata inefficace dalla corte europea dei diritti dell’uomo.
Di Contrada, che ha 94 anni, si parla negli atti dell'inchiesta che ha portato ai domiciliari l'ex prefetto Filippo Piritore."La procura di Palermo - afferma - non mi ha interrogato per le nuove inchieste sull'omicidio di Piersanti Mattarella. Io non mi occupai delle indagini. Solo nell'agosto 1980 il questore mi chiese di andare a Londra dove si trovava la moglie di Mattarella, che era testimone oculare del delitto, per mostrarle la foto di Salvatore Inzerillo, nato nel '53, che per noi era implicato nell'omicidio del procuratore Gaetano Costa".
Contrada afferma di conoscere l'ex prefetto Filippo Piritore ma solo per motivi professionali quando lui era a Palermo."Non eravamo affatto amici - dice - non sono mai stato a casa sua e lui non è mai venuto a casa mia e non conoscevo la moglie. Sicuramente essendo un funzionario della squadra mobile della questura dove io sono stato 20 anni l'ho conosciuto. I miei amici in polizia erano Boris Giuliano, Tonino De Luca, Vincenzo Speranza, Paolo Moscarelli, Ignazio D'Antone, Pippo Crimi".











