Dopo un paio di giorni di silenzio, immaginiamo imbarazzato, Francesca Albanese ritrova la favella sui social e dice la sua sull'inchiesta che ha portato sabato all'arresto di Mohamad Hannoun, il presidente dell'Associazione Palestinesi in Italia. Lui e ad altre 8 persone finite in manette sono sospettate dagli inquirenti di Genova di aver gestito un giro di finanziamenti occulti ad Hamas. La tesi è che dietro l'estesa rete di associazioni umanitarie e di solidarietà con Gaza e i palestinesi gli arrestati abbiano raccolto fondi da smistare, nel 70% dei casi, direttamente nelle tasche dei terroristi islamici per alimentare la loro macchina bellica e non quella degli aiuti alle popolazioni in guerra.
"Utilizzare un'inchiesta ancora da accertare per screditare milioni di cittadini mobilitati contro un genocidio è molto grave. Confido nella magistratura italiana - scrive la relatrice speciale all'Onu sui territori palestinesi occupati -. Nel frattempo la battaglia per i diritti umani in Palestina continua. Con buona pace dei difensori del genocidio". Quindi Albanese, che da mesi ha condiviso con Hannoun battaglie, piazze e appelli infuocati contro Israele, condivide un commento di Francesco Cancellato, direttore di Fanpage, secondo cui "l'indagine sui fondi per i civili a Gaza usati per finanziare Hamas ha fatto ripartire la grancassa negazionista. Ecco perché hanno fatto bene Melillo e Piacente a ricordare che il loro lavoro non cancella le responsabilità di Israele". Il riferimento è al passaggio nelle carte dell'inchiesta, assai discusso e discutibile, in cui i magistrati sembrano quasi difendersi dalle possibili accuse di "collaborazionismo con il nemico" (israeliano, ovviamente) per aver osato indagare sulla galassia pro-Pal.















