Il modello, anzi il faro di tutte è Paola Cortellesi. Al primo film da regista,
C'è ancora domani, l'attrice e sceneggiatrice ha fatto centro sbancando ogni record possibile: 37 milioni incassati in patria, sale piene anche nel resto del mondo e una raffica di premi vinti un po' ovunque, compreso l'Oscar cinese. E mentre la regina del box office sta scrivendo il suo secondo e attesissimo film, si allunga la lista delle attrici che passano dietro la cinepresa. Più che una tendenza, incoraggiata dalle esperienze di star internazionali come Angelina Jolie, Greta Gerwig, Olivia Wilde e Valeria Bruni Tedeschi, è un'onda rosa ormai inarrestabile. Chiamatelo Girl Power, o necessità di prendere in mano la propria carriera o magari esigenza di imporre una visione alternativa in un cinema storicamente maschile (e a volte maschilista): comunque sia, in Italia come nel resto del mondo sempre più attrici diventano registe.
Tra le prime a fare il “salto” è stata nel 2000 Asia Argento con Scarlet Diva, a cui sarebbero seguiti Ingannevole è il cuore più di ogni cosa e Incompresa. Laura Morante, primadonna abbonata ai ruoli drammatici, ha invece esordito dietro la cinepresa all'insegna di un umorismo “alla Woody Allen”: alla sua opera prima Ciliegine, una commedia sentimentale, è seguito Assolo, sullo stesso registro. L'ultima attrice a debuttare come regista, in ordine di tempo, è stata Monica Guerritore che, dopo tanti successi e regie teatrali, ha diretto per il grande schermo Anna, travolgente ritratto della Magnani da lei stessa interpretata con tutta la passione possibile. Un debutto potente, il suo, come quello di Ludovica Rampoldi, sceneggiatrice di successo (1992, 1993, 1994, Esterno notte, Il Traditore, Gomorra, In Treatment, The Bad Guy, il film postumo di Bertolucci The Echo Chambers...), che ha recentemente firmato la regia di Breve storia d'amore, intrigante e insieme profonda variazione sul tema coppie-amori-tradimenti. Michela Ramazzotti, regista esordiente del dramma familiare Felicità, ha colpito tutti per la profondità e l'incisività della scrittura, tanto da essere invitata alla Mostra di Venezia. Era invece andata al Festival di Cannes Jasmine Trinca con l'opera prima Marcel!, originale divagazione autobiografica interpretata da Alba Rohrwacher e Giovanna Ralli. Ma è diventata regista anche Claudia Gerini, una delle nostre attrici più instancabili e versatili, che ha diretto Tapirulàn. Anche Michela Cescon ha dato prova di grande originalità con l'opera prima Occhi Blu, interpretata da Valeria Golino che, tra le attrici-registe, occupa un posto di primo piano: dopo i film Miele e Euforia ha conquistato i mercati internazionali con la serie L'arte della gioia ed è oggi considerata una dei big del cinema europeo. Anche Greta Scarano è diventata regista e ha convinto con il film di esordio La vita da grandi, da lei stessa interpretata con l'irresistibile attore autistico Yuri Tuci. Grandi soddisfazioni sta dando a Lina Sastri l'opera prima La casa di Ninetta, ispirata alla famiglia dell'attrice, e si aspettano grandi cose dall'immimente debutto nella regia di Paola Minaccioni, che ha già diretto il corto Offro io! e diversi spettacoli teatrali. Lorenza Indovina ha scelto invece di dirigere un documentario che coraggiosamente esplora la sua storia familiare: in La verità migliore ha raccontato la morte del padre, il regista Franco Indovina, in un incidente aereo del 1972 che, sostiene il film, forse è stato un attentato.







