Il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, sta con il procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo, Giovanni Melillo, sfilandosi dalle critiche ricevute dalla destra, in particolare dal forzista Maurizio Gasparri. Piantedosi dice di aver “interpretato positivamente” le parole del magistrato a riguardo dell’indagine sui finanziamenti italiani ad Hamas per il quale “il caso Hannoun non cancella i crimini di Israele”. Il titolare del Viminale, ieri in un’intervista al Tg5, dice di aver capito in maniera corretta le parole di Melillo perché “in questi mesi si è detto di tutto, e c’è chi ha ritenuto che si potesse giustificare tutto in considerazione delle critiche legittime” rivolte al governo di Israele. Per il ministro, l’affermazione del magistrato dimostra che “al di là della posizione” di Tel Aviv, i fatti per cui sono scattati gli arresti in Italia “costituivano attività terroristiche”. Concludendo di “annettere una certa importanza a quello che è stato detto”.
Bisogna riavvolgere il nastro e tornare alla nota congiunta di Giovanni Melillo e Nicola Piacente, capo dei pm genovesi, che ha scatenato la reazione del presidente dei senatori di Forza Italia, Maurizio Gasparri. “Le indagini e i fatti emersi – spiegano i due magistrati a proposito degli arresti – non possono in alcun modo togliere rilievo ai crimini commessi ai danni della popolazione palestinese dopo il 7 ottobre 2023, nel corso delle operazioni militari intraprese dal governo di Israele, per i quali si attende il giudizio da parte della Corte penale internazionale”. Considerazione accompagnata da un’ulteriore precisazione: “Tali crimini”, quelli cioè ordinati da Netanyahu a Gaza, «non possono giustificare gli atti di terrorismo compiuti da Hamas e dalle organizzazioni terroristiche a questa collegate”. Parole “incredibili” per il senatore forzista. Che ha attaccato Melillo e “l’altro sodale ligure” per i “giudizi politici su Israele e il Medio Oriente” pronunciati. E ancora. “Melillo evidentemente appare ai nostri occhi come un capo politico e non come il capo di una Procura antimafia. È incredibile il suo comportamento. Del resto, la Procura antimafia è un luogo che spesso favorisce epiloghi politici”. Senza ricordare, forse, le parole di Melillo pronunciate in passato: “Ho chiesto all’Ufficio legislativo del ministro della Giustizia di inserire da qualche parte una disposizione che faccia divieto di eleggere il procuratore nazionale, e introduca il divieto ad assumere incarichi di governo”.














