Negli anni 60 le auto sportive italiane, all’avanguardia per le prestazioni con i marchi più corsaioli, emanano fascino anche con vetture di minori potenze, spesso realizzate da carrozzieri che hanno fatto la storia. Perfino un marchio generalista come Fiat realizza coupé utilitarie da 850 cc, compatte come le 124 e da tempo l’elegante 1500, offrendo anche la lussuosa 2300 a sei cilindri.
Fiat Dino
Ma è nella seconda metà del decennio, tra l’industria inglese che non si rinnova e quella tedesca che con Porsche 911 e Mercedes SL Pagoda (W113) sale di livello (e prezzo), che Fiat decide un azzardo. Stimolata dalla disponibilità del (gran) motore V6 di due litri (poi 2,4) prodotto da Ferrari e destinato alla Formula 2, nel 1966 sconvolge l’ambiente con le sinuose Dino.
Fiat Dino
Espressioni auree del design italiano: Coupé e Spider sono firmate rispettivamente da Bertone e Pininfarina, salgono alle vette dei desideri non impossibili e spingono i carrozzieri a ogni genere, se non di imitazione, quantomeno di ispirazione, non solo in Italia. Questa storia si limita alla musa Dino Coupé: dalle proporzioni armoniose e dall’unione di grinta e abitabilità per quattro persone, è slanciata eppure compatta, essendo lunga 4,51 metri. Ha potenza di 160 cavalli: tanta, che con l’erogazione poco lineare del motore nato per correre, mette in crisi il retrotreno. Nel 1969 si passa al più evoluto 2,4 litri che sale a 180 cavalli, raggiungendo i 205 km/h. Fino al 1972, quando si delinea la crisi energetica che cambia il mondo dell’auto, sono prodotte 6068 Dino Coupé: 3670 2.0 e 2398 2.4, archiviando il modello tra le bellezze sempiterne.






