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Domenica 28 dicembre il tennista australiano Nick Kyrgios ha vinto contro la tennista bielorussa Aryna Sabalenka in una partita amichevole a Dubai che era stata presentata come la nuova “battaglia dei sessi”. Era un incontro atteso con curiosità ma anche criticato come operazione commerciale, poiché secondo alcuni la vittoria di Kyrgios potrebbe creare un danno d’immagine al tennis femminile: Kyrgios è un tennista talentuoso e guascone, ormai lontano dal livello dei tennisti più forti e prossimo al ritiro, mentre Sabalenka è attualmente la tennista numero 1 al mondo.

Il riferimento è alla ben più famosa e influente “battaglia dei sessi” giocata il 20 settembre del 1973 tra Bobby Riggs e Billie Jean King, entrambi statunitensi. I protagonisti della moderna “battaglia dei sessi” hanno caratteristiche per certi versi simili a quelle dei loro predecessori. King era tra le prime tenniste al mondo, mentre Riggs – pur in un diverso momento rispetto a Kyrgios (aveva 55 anni e si era ritirato da tempo) – aveva un certo gusto per la spacconaggine.

In ogni caso, è difficile che la partita del 28 dicembre possa avere un impatto sullo sport e sulla società paragonabile a quello dell’incontro tra King e Riggs, che fu vinto da King. Le storie intorno a quella partita e al suo esito ebbero negli anni successivi un’enorme influenza sul tennis e più in generale sulla società e sulla cultura. La partita tra Riggs e King fu raccontata anche in un popolare film uscito nel 2017, intitolato appunto La battaglia dei sessi, con i due tennisti interpretati rispettivamente da Steve Carell ed Emma Stone.