File copiati, aperti, modificati e cancellati quando l’indagine era appena iniziata. È questo uno degli elementi che emerge con più forza nelle prime ore successive all’omicidio di Chiara Poggi, avvenuto a Garlasco nell’agosto del 2007, quando l’attenzione degli investigatori si concentrò subito sui computer, con conseguenze rilevanti sul piano delle prove digitali.
Come ricostruisce Il Giorno, già il 14 agosto, a poco più di 24 ore dal ritrovamento del corpo, i carabinieri sequestrarono i pc della famiglia Poggi e quello di Alberto Stasi. I dispositivi finirono al Nucleo operativo di Pavia, guidato dal colonnello Giancarlo Sangiuliano, con l’incarico di “metterli a disposizione dell’autorità giudiziaria”. In realtà, i computer vennero analizzati e utilizzati quasi immediatamente.
Il primo a essere esaminato fu il portatile di Stasi, maneggiato senza particolari cautele. I militari copiarono alcuni file, tra cui la tesi di laurea, e visionarono diversi video. In una cartella denominata “militare” furono trovati quattro file: uno pornografico e tre contenenti immagini intime della coppia. Contenuti simili, ma assemblati in modo differente, erano presenti anche nel computer di Chiara.
GARLASCO, IL VIDEO DI SEMPIO SUL PC DI CHIARA: SOSPETTI SU MARCO POGGI






