La scienza studia come automatizzare la produzione di contenuti esilaranti. In futuro le macchine saranno capaci di ironia? Intanto gli stand-up comedian le usano per mettersi alla prova
di Enrica Brocardo
Una decina di anni fa la comica americana Viv Ford, allora 22enne, si ritrovò a condividere casa con una mezza dozzina di fanatici di Bitcoin. Da quell’esperienza è nato uno spettacolo di stand-up, ma anche l’idea di collaborare con ChatGpt per trovare le battute migliori: “Se sai usarla nel modo giusto, l’intelligenza artificiale è un’arma potentissima”, ha detto Ford, che usa l’algoritmo per testare il materiale che scrive: “Chiedo all’app: “Questa battuta fa ridere?”. Se la risposta è un generico sì, la butto. Se dice che è offensiva, il più delle volte vuol dire che funziona”. Anesti Danelis, giovane comico canadese specializzato nella scrittura di canzoni umoristiche, ha usato invece un approccio diverso: ha chiesto a ChatGpt di scrivergli direttamente un intero show. Il risultato s’intitola Artificially Intelligent, ha debuttato lo scorso anno ed è stato un grande successo. Lo ha portato in tour nei teatri e al Fringe Festival di Edimburgo. “Stavo giocando con l’app e alcune battute erano buone, altre terribili, ma mi ha fatto venire l’idea di costruirci uno spettacolo. Mi ha dato un sacco di spunti, è davvero uno strumento utile quando si tratta di fare brainstorming”.








