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La parola Vangelo viene dal greco "eu-anghelion" e significa proprio "buona notizia"
«A Natale siamo tutti più buoni. È il prima e il dopo che mi preoccupa». L'ho letto in una vignetta di Snoopy e concordo pienamente. In questi giorni tutti sono attenti e preoccupati dei valori, dei valori più importanti, dei valori più alti che sono il colesterolo, i trigliceridi e la glicemia. In questo periodo sono stato molto in confessionale e ho condiviso varie fragilità, ma anche tanta sofferenza e molta più insofferenza. Il dono più grande però sono state le storie di vite preziose, luminose anche se faticose. Uno di questi incontri si è concluso con una domanda molto profonda che mi è stata posta. Una signora distinta, acculturata, fine, mi ha presentato alcune situazioni che le stavano a cuore soprattutto per la loro complessità. Dopo essermi confrontato sul senso della vita, sui dubbi della fede, sulla coraggiosità della speranza, sulla inevitabilità della fragilità, sulla ripetitività della peccaminosità, mi guarda intensamente e mi dice: «Non vorrei rubarle altro tempo, ma avrei da farle una domanda finale che mi interessa parecchio. Posso?». La situazione non è certo come quella di una decina di anni fa, quando a Natale c'era la coda fuori dal confessionale, con gente che sbuffava se appena ti dilungavi a dare l'assoluzione a qualcuno. Si innescava anche nel prete la preoccupazione per la tutela del penitente, perché quando qualcuno parlava un po' di più e prendeva tempo, qualcuno pensava maliziosamente: «Ma quanti peccati ha? Cosa ha combinato di grave per tenerla lunga?». Alla faccia della misericordia che si era in attesa di






