Nel sistema finanziario globale, il 2025 che si sta per concludere è stato l’anno della forte espansione dello shadow banking e in particolare del private debt. Già diffuso da anni negli Stati Uniti, il finanziamento delle imprese attraverso canali extra bancari si è sviluppato anche in Europa. E preoccupa non poco le Autorità di Vigilanza, poiché sfugge ai loro controlli diretti. L’ultima allerta è arrivata pochi giorni fa dal Financial Stability Board (FSB) che ha evidenziato come ormai lo shadow banking rappresenti il 51% degli asset finanziari globali e ha un tasso di crescita annua (+9,4%) doppio rispetto a quello del settore bancario tradizionale. La mancanza di una regolamentazione uniforme e la carenza di dati omogenei fanno della Non Bank Financial Intermediation (NBFI) «un’area di vulnerabilità per la stabilità finanziaria». Vulnerabilità a cui non è estraneo il settore bancario poiché negli Usa, secondo una recente analisi di Moody’s, il private debt opera non solo tramite gli investimenti dei sottoscrittori ma anche grazie a circa 300 miliardi di dollari di finanziamenti bancari. Un intreccio pericoloso che, in caso di default aziendali, può creare danni al sistema finanziario difficili da prevedere.