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"La speranza ha due bellissimi figli, lo sdegno e il coraggio. Lo sdegno per la realtà delle cose, il coraggio per cambiarle"

Speranza: Leone XIV si appresta a chiudere il giubileo dedicato alla "più potente" e insieme la "più umile" delle virtù cristiane. Una virtù che è, da sempre, per tutti noi, la parola-chiave del tempo di Natale e degli ultimi giorni dell'anno. Ma chiediamoci: la possiamo ancora coltivare in un mondo che fa di tutto per "ucciderla"? In effetti, i cittadini del pianeta sono oggi dominati proprio dal sentimento opposto: la paura. Le crudeli guerre che si rincorrono in ogni continente, le minacce delle autocrazie al mondo libero, la violenza che segna ovunque il ritmo della vita quotidiana, il dominio imperscrutabile della tecnologia, fanno in modo che un tetragono timore per il futuro gravi sulle nostre comunità. Eppure, come testimonia la saggezza popolare, la speranza non è facile a morire. Perché in fondo è l'unico sentimento che, in ogni ambito della vita, ci aiuta ad andare avanti. Perciò vale la pena, nonostante tutto, di "resistere" ai segni dei tempi e continuare testardamente a coltivarla. Anche alla fine di questo "anno orribile".