(di Paolo Petroni) Una costruzione assolutamente spettacolare, ricca di fascino e capace di momenti di poesia con quel nitore e intensità propri del lavoro teatrale di Roberto Andò, questo omaggio che dedica a Enzo Moscato col titolo 'Non posso narrare la mia vita' e protagonista un Lino Musella in una prova d'attore davvero eccezionale, di bella, intima verità e attorno un bel gruppo di interpreti al Teatro Mercadante di Napoli, dove resta sino al 7 gennaio, prima di una tournée che parte dal Piccolo di Milano.

Il testo deriva dal lampeggiante racconto autobiografico 'Gli anni piccoli' di Moscato, scomparso a gennaio 2024, in cui rievoca momenti della sua gioventù cercando di scoprirvi i segni della sua vocazione teatrale: ''Un libro che traduce - scrive nella prefazione Enrico Fiore - tutta la grazia e tutta la maledizione del teatro, costretto per sua natura a fingere la vita nel momento stesso in cui la vive''.

Un'infanzia che lui stesso aveva portato in scena in 'Ronda degli ammoniti' in un gioco tra passato e presente, tra i morti che portano i vivi a confrontarsi con quel passato che apre in loro la ferita della memoria, vero momento di conoscenza. E' un po' quel che ora accade in questo spettacolo in cui la partecipata evocazione di Musella si fa vita, ''fantasia di vita'' e spettacolo attorno a lui con immagini del passato che si frantuma alle sue spalle. Lo fa con i suoi raffinati strumenti culturali, ma soprattutto con la verità, lo stupore della rabbia e della protesta innocente che Moscato si porta dentro nel suo vivere, come ripete, di assenze e mancanze, in un vuoto incolmabile, struggente e creativo, senza nostalgia.