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Attorno agli abiti rinvenuti nel canale pochi giorni dopo l'omicidio si addensa uno dei "gialli" più difficili da risolvere del caso di Garlasco
Quello degli abiti ritrovati nel canale a breve distanza da via Pascoli a Garlasco, dove è stata uccisa Chiara Poggi, è uno dei gialli più complessi del caso di omicidio. Vennero ritrovati da alcuni lavoratori pochi giorni dopo l'omicidio ma dopo alcune analisi effettuate vennero distrutti perché non ritenuti utili alle indagini di quel periodo. Eppure, un reperto di quel tipo avrebbe potuto, e dovuto, destare maggiore curiosità sia per il luogo che per le condizioni, perché alcuni di quegli abiti risultava avessero delle macchie rosse, derubricate come chiazze di vernice. Da qui l'indicazione di presunti "pittori" che avrebbero gettato quegli abiti in un canale di scolo dopo averli utiizzati per lavorare.
I dubbi attorno a questa ricostruzione, oggi che la procura di Pavia sta provando a capire se esista una riscrittura alternativa di quell'omicidio, aumentano anche a fronte di una possibile nuova impronta rilevata con la nuova analisi delle immagini scattate a casa Poggi. "Questa è una delle tante, chiamiamole anomalie. Potremmo usare altri altre definizioni. Vengono trovati questi indumenti griffati, come dice la testimone probabilmente con il sospetto che siano sporchi di sangue e vengono esaminati. Tra l’altro, indumenti particolari, sono appunto firmati. Ci sono indumenti maschili, ci sono due canottiere che per la taglia possono essere probabilmente appartenuti a delle donne. Si trova con il luminol il sangue, con il combur test no. Prassi vuole, e lo sappiamo perché ci siamo informati in questi anni, che sarebbe stato necessario un terzo test definitivo per sciogliere ogni dubbio", ha dichiarato Giuseppe Brindisi, giornalista di lungo corso che sta seguendo il caso da vicino.






