Abbiamo chiesto a un’autrice umoristica di raccontarci una sua ossessione. Ha risposto senza indugi: gli sticker di WhatsApp. E qui spiega perché
di Chiara Galeazzi
A giugno 2024 il sito Fanpage ha pubblicato il reportage Gioventù Meloniana. Una giornalista si è infiltrata nell’organizzazione di Fratelli d’Italia e ha scoperto che una parte dei militanti, lontani da occhi indiscreti, si lascia andare a saluti romani, canti fascisti, lodi a Mussolini, frasi razziste e antisemite. In questo documentario si vede anche una selezione di messaggi particolarmente violenti presenti nelle loro chat su WhatsApp. Uno è composto solo da uno sticker così evocativo dell’estremismo di queste persone che viene presentato senza nessun accompagnamento: è un primo piano di Adolf Hitler a cui erano state aggiunte delle mani che formavano un cuore. I giornali hanno parlato di questo servizio per giorni, l’opposizione ha chiesto a Meloni di cacciare i giovani militanti estremisti e condannare quelle attività. Io riuscivo a pensare solo a una cosa: quello sticker di Hitler ce l’avevo pure io. E io non sono una militante di destra, sono una banale social democratica con qualche ferita liberista che si riapre al versamento dell’acconto Irpef. E più o meno nello stesso arco politico stanno tutte le mie conoscenze, compresa quella che, chissà quale giorno e perché, mi ha mandato quello sticker che io ho salvato tra i preferiti, pensando che avrei trovato il modo di riutilizzarlo. E dello stesso côté politico è la persona che, anche lì vai a ricordarti quando e perché, mi ha inviato un primo piano di Stalin che fa il cuore con le mani, anche quello salvato per farne chissà quale uso successivo. L’unica certezza che ho è che, per un momento, quell’immaginetta mi è sembrata esilarante.







