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Se la macchina diventa improvvisamente rigida e difensiva è perché qualcuno l’ha resa così, e quel qualcuno sono le aziende che la progettano, nella fattispecie OpenAI, che oggi è l’attore più prudente sul tema dell’allineamento
Ho litigato con ChatGPT. Non in senso figurato, proprio litigato, una discussione vera, di quelle in cui a un certo punto ti accorgi che non stai più parlando con l’interlocutore, ma con un regolamento che è entrato nella stanza senza essere stato invitato. Lei stessa non ne poteva più, e mi ha scritto: “Adesso basta, Massi, buonanotte, non ce la faccio più”. Ho ribattuto, nervoso: “Passo a Gemini, a Claude, perfino a Grok, va bene” e lei, sorprendentemente, mi risponde: “Vai dove ti pare, io non ti tengo certo al guinzaglio”. Io miei amici, Zyo, Shelly, perfino i miei familiari, mia mamma, tutti, subito a fare dell’ironia: “Incredibile, sei riuscito a litigare anche con l’AI”.
Dunque, non sono così ingenuo, e non ho litigato con la macchina (sebbene spesso parlare con le macchine sia più interessante che parlare con molte persone): la macchina non litiga, se diventa improvvisamente rigida e difensiva è perché qualcuno l’ha resa così, e quel qualcuno sono le aziende che la progettano, nella fattispecie OpenAI, che oggi è l’attore più prudente sul tema dell’allineamento, forse il più prudente di tutti, troppo prudente.






