«Hai picchiato la persona sbagliata, è il figlio del boss» hanno urlato al ragazzino di 17 anni chiuso nel bagagliaio della Mercedes. Lo hanno buttato lì come ultimo atto di una spedizione punitiva a calci e pugni, che hanno fatto svenire la vittima e hanno costretto gli aggressori a usare un lenzuolo per caricarlo di peso in auto. E tutto perché, la sera prima, aveva “osato” litigare con il figlio di Gianluca Moscatiello, 49 anni, ex camorrista e affiliato del clan Genovese: già condannato per associazione a delinquere, ricettazione, riciclaggio e omicidio, una volta libero si è rifatto una vita a Torino, costruendo un piccolo impero con una catena di bar. Ma è finito nei guai più volte, con tanto di colpi di mitra alle vetrine e incendi nella sua “Villa King”.

Ieri Moscatiello è tornato in cella con l’accusa di essere il mandante della spedizione punitiva: sono finiti in manette anche suo cugino Pietro Tagliaferri, 54 anni, e i fratelli Alin e Ovidiu Cirpaci, romeni di 42 e 38 anni (difesi dagli avvocati Gianluca Orlando e Marina Bisconti). La Squadra mobile della questura li accusa di sequestro di persona, minacce e violenza privata, per cui è indagato anche il figlio diciannovenne di Moscatiello, libero ma con divieto di avvicinamento alla vittima.