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Il Quirinale e le Forze Armate hanno semplicemente detto "nelle occasioni istituzionali si canta la versione originale" e stop, poi negli stadi si potrà continuare a urlare "sì"

Forse Il Fatto Quotidiano ha confuso il "Sì" finale dell'inno di Mameli col "Si" finale del referendum sulla giustizia, e ieri mattina ha sparato la presunta notizia in prima pagina: "Il Colle taglia l'urlo all'Inno". Significava, semplicemente, che una circolare militare aveva stabilito che il "Sì!" finale (un'aggiunta che nell'originale non c'era) andava escluso perlomeno nelle cerimonie ufficiali. Poi ovviamente il Fatto ci ha costruito un romanzo distopico, con Giorgia Meloni che complottava per silenziare il patriottismo e lo Stato Maggiore che diffidava gli italiani dal pronunciare un monosillabo: l'articolo era scritto peraltro da Marco Lillo, un collega moderato che in genere scrive di Dell'Utri e di trattative.

Prima traduzione: il Quirinale e le Forze Armate hanno semplicemente detto "nelle occasioni istituzionali si canta la versione originale" e stop, poi negli stadi si potrà continuare a urlare "sì", no, evvai e daje: non ci saranno arresti.