L'avevano vista scostante, a tratti assente, spesso rinchiusa nella sua stanza a smanettare con lo smartphone come se fuori niente la interessasse.

Un comportamento che, a 13 anni, non può non preoccupare i genitori soprattutto perché non era il suo, solitamente solare e scanzonato. Una situazione che li ha indotti a tenere gli occhi bene aperti sui comportamenti della figlia. E in breve tempo si sono accorti di quanto le stava succedendo.

Era finita in una rete di adulti che, attraverso una piattaforma digitale, l'avevano adescata, costringendola ad inviare loro foto e video sessualmente esplicite. Non appena padre e madre ne hanno avuto la certezza, è partita la denuncia alla Polizia postale di Mantova, città dove la famiglia risiede e, in breve, cinque adulti sono stati individuati e denunciati a piede libero per produzione di materiale pedopornografico e adescamento di minori. Si tratta di persone residenti a Vercelli, Bologna, Bari e due in Sicilia che nei loro dispositivi custodivano materiale che è stato sequestrato per i successivi approfondimenti. I genitori hanno avuto la certezza del brutto giro in cui era finita la figlia quando hanno notato la ragazzina intenta a scattarsi fotografie allo specchio e scoperto che sul telefono aveva alcune chat protette da password. Il loro intervento è stato decisivo per proteggere la minorenne, quello che la Polizia di Stato raccomanda di fare ai genitori che si accorgono di comportamenti anomali o di situazioni di potenziale pericolo che coinvolgono i ragazzi. "La prevenzione e la collaborazione dei cittadini sono fondamentali per la tutela dei più giovani" ha ricordato in una nota la Questura di Mantova.