L’ennesimo colpo di scena – o presunto tale – sul delitto di Garlasco è servito. Questa volta, come riferito dal Tg1 del 21 dicembre, si tratterebbe di una nuova impronta di una scarpa insanguinata rinvenuta in cima alle scale della villetta in cui fu ritrovato il corpo esanime di Chiara Poggi il 13 agosto 2007. Impronta che per di più sarebbe compatibile con la già nota “traccia 33” lasciata syl muro dall’assassino e che per la procura di Pavia sarebbe di Andrea Sempio. La criminologa Roberta Bruzzone, però, non è affatto convinta rispetto alle ultime ricostruzioni degli inquirenti, e spiega il motivo ai microfoni di Fanpage: “Non è tollerabile una lettura di questo genere che forza in maniera gravissima elementi sulla scena che raccontano altro. Qui siamo arrivati in un territorio che a me personalmente, da cittadina ancor prima che da esperta, comincia davvero a inquietarmi. Questa è una traccia che non può essere un’orma. È pacifico. Non ne ha né l’aspetto, né la dinamica di calpestio”.
Bruzzone si dice preoccupata e decisamente stupita dalla notizia: “Se veramente un tecnico ha scritto una roba del genere, comincio a preoccuparmi perché è un problema di metodo serio. Perché se vale tutto, alla fine non vale più niente”. Per la criminologa la ricostruzione della vicenda è una e una soltanto, e ha per protagonista Alberto Stasi: “Non c’è nessun elemento ad oggi, e glielo dico con la massima solidità scientifica, in grado di cambiare la lettura di questa vicenda, perché ciò che condanna Stasi, al netto delle bugie che ha raccontato e che sono agli atti, cristallizzate nel giudicato, quello che lo incastra è che lui, di fatto, non lascia alcuna traccia del suo passaggio nel momento in cui va a scoprire il corpo di Chiara. I giudici lo scrivono a chiare lettere”. Altre ipotesi, sempre secondo Bruzzone, non sarebbero sorrette da alcuna evidenza: “Mi preoccupa che ci sia questa volontà inquietante di ingannare l’opinione pubblica, di manipolarla” spiega.









