Senza lo sviluppo dell’intelligenza artificiale, l’Europa rischia di finire nel Medioevo tecnologico. Stretta tra lo sviluppo avanzato di Cina e Stati Uniti, senza una strada propria, il vecchio continente potrebbe diventare una colonia di Paesi che detengono la tecnologia. Lo sostengono diversi scienziati europei, come il premio Nobel Giorgio Parisi che insieme a eminenti colleghi italiani e stranieri ha firmato un documento in cui chiede la realizzazione di un centro europeo di sviluppo dell’IA, sul modello del Cern di Ginevra. Lo sottoscrivono anche gli economisti, come Mario Draghi, che in recenti dichiarazioni pubbliche ha rivolto all’Europa un appello, che suona un po’ come “facciamo alla svelta”. Da qui il memorandum d’intesa tra la Commissione europea e la Banca europea per gli investimenti (BEI) che uniscono le loro forze per accelerare lo sviluppo e il finanziamento delle gigafactory di intelligenza artificiale.

Lo stato del tech europeo: c’è ottimismo, ma in Italia crollano gli investimenti

19 Novembre 2025

Alla base dello sviluppo dell’intelligenza artificiale, come è noto, ci sono importanti centri di calcolo e stoccaggio dati, le gigafactory: termine che solo pochi anni fa, Elon Musk riferiva a stabilimenti produttivi di gigantesche dimensioni altamente automatizzati (i suoi), nati per la produzione su larga scala di batterie agli ioni di litio per veicoli elettrici (le Tesla) e sistemi di accumulo energetico. L’evoluzione tecnologica ha portato alle AI Gigafactory, centri di produzione di intelligenza artificiale e data center dotati di decine di migliaia di processori con una potenza di calcolo sufficiente per addestrare i modelli di IA Generativa più sofisticati, come gli LLM.