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Gli abusi domestici progressisti preoccupano evidentemente meno di qualunque altra molestia
Le botte radical non lasciano lividi. Magari squarciano un labbro o lesionano un braccio, conducono al pronto soccorso dal quale si esce con sette giorni di prognosi e nessuna denuncia ma nulla che possa tumefare la coscienza comune. Se il presunto aggressore è un sindaco Pd, la moglie «corcata» diventa invisibile. Mattia Missiroli ha 44 anni, è architetto, è stato il difensore al primo reality sul calcio Campioni, il sogno, cosa che gli ha garantito una certa notorietà in passato. Nel 2024, sostenuto da una lista di centrosinistra che oltre al Pd comprendeva anche M5s, Verdi Sinistra e due liste civiche, è stato eletto sindaco con il 56,11% dei voti. È uno di quelli che, crescendo, ha cambiato i connotati: girano le sue foto di quando, giovanissimo, giocava a calcio e poi quelle di ora, imbolsito dalle noie burocratiche di un mestiere pubblico. È diventato un altro uomo, forse in tutti i sensi. Complici i capelli che hanno abbandonato la loro sede originale e gli occhiali che hanno trovato collocazione a cavallo del naso importante, re della faccia magra. Ora pare che i connotati, Missiroli, abbia cercato di cambiarli alla consorte dalla quale si sta separando, a suon di botte. Ma non un fiato è uscito dalle solite bocche femministe di esponenti politiche e dispensatrici di pensiero libero. Gli abusi domestici progressisti preoccupano evidentemente meno di qualunque altra molestia. E le mogli vessate da uomini di sinistra sono evidentemente meno vessate di tutte le altre mogli. Tanto dobbiamo comprendere se in loro difesa non si solleva una voce. Il «bruto» non può stare nel Pd, forse un «bruto» nemmeno può votare Pd. Nanni Moretti è una vita che lo insegna. Noi avremmo dovuto capirlo.






