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Domenica a Phoenix, in Arizona, si è conclusa l’annuale convention di Turning Point USA, l’associazione politica fondata dall’attivista di destra Charlie Kirk e vicinissima al presidente statunitense Donald Trump. L’edizione di quest’anno era la prima senza Charlie Kirk, ucciso lo scorso settembre durante un evento pubblico in un’università dello Utah, e la prima dall’inizio del secondo mandato di Trump da presidente. È stata tutt’altro che una celebrazione del momento, in ricordo di Kirk.
Tutti i tre giorni di incontri e conferenze sono anzi stati caratterizzati da estese polemiche portate avanti da alcuni degli ospiti principali e da una generale tensione, descritta da molti partecipanti. Persino la presidente di Turning Point USA – Erika Kirk, la vedova di Charlie – lo ha riconosciuto implicitamente, paragonando l’edizione di quest’anno a «una cena della festa del Ringraziamento in cui una famiglia cerca di risolvere le sue magagne».
Per alcuni le polemiche dei giorni scorsi nascondono disaccordi più profondi e forse inconciliabili all’interno della destra trumpiana; al momento, peraltro, nessuna delle questioni emerse durante la convention è stata davvero risolta.






