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Prima di Roomba, l’idea di un aspirapolvere-robot apparteneva più alla fantascienza che all’elettronica di consumo. Il primo modello fu messo in vendita nel 2002 da iRobot, azienda statunitense di robotica, e si impose velocemente nel mercato arrivando nelle case di tutto il mondo e ispirando molte imitazioni.
Dopo un periodo di crescita, però, iRobot entrò in una lunga crisi che si è conclusa la scorsa settimana, quando ha presentato istanza di fallimento e dichiarato che passerà sotto il controllo di un’azienda cinese, Shenzhen Picea Robotics, che è anche uno dei suoi principali fornitori. Le vendite di Roomba erano in calo da tempo a causa dell’aumento della concorrenza da parte di marchi cinesi più economici e agguerriti: secondo molti, però, a sancire la fine di iRobot è stato soprattutto un mancato accordo con Amazon.
Nell’agosto del 2022, infatti, Amazon aveva annunciato di voler acquisire l’azienda per 1,7 miliardi di dollari. All’epoca l’affare sembrava convenire a tutti: Amazon cercava da anni di entrare nel mondo dei robot domestici e iRobot avrebbe potuto beneficiare del supporto di un’azienda così grande. Tuttavia, l’affare non si concluse perché la proposta di acquisizione attirò le attenzioni di alcuni enti regolatori nazionali e internazionali.






