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Una pista da bob è una struttura unica nel suo genere: un corridoio semiaperto lungo circa un chilometro e mezzo, realizzato perlopiù di cemento e acciaio, con uno strato di ghiaccio di pochi centimetri. È piena di curve – in gergo è anche detta budello – e i bob che ci scivolano all’interno possono raggiungere i 140 chilometri all’ora.
Costruire una pista da bob è costoso e complesso. Ma è anche difficile mantenerla attiva, perché comporta costi elevati e rilevanti implicazioni ambientali. Lo raccontano le storie delle principali piste italiane: quelle di Cervinia e di Cesana Pariol, in Valle d’Aosta e in Piemonte, ma anche le due – quella storica e quella nuova – di Cortina, in Veneto.
In quasi tutte le piste funzionanti la creazione del ghiaccio avviene artificialmente grazie a complessi impianti di refrigerazione e decine di chilometri di tubature. A seconda del periodo e delle necessità le piste da bob (che in realtà sono anche piste da skeleton e da slittino) vengono fatte ghiacciare completamente o solo in parte. In inverno ci mettono alcuni giorni ad andare in temperatura e una volta raffreddate fino ai -20 °C circa vanno mantenute a quelle temperature per settimane intere.









