C’è una frase che da sola vale un libro intero, nelle prime pagine di “Né Oriente né Occidente. Vivere in un mondo nuovo” (Feltrinelli 2025), pubblicato quest’anno dalla storica e studiosa dell’Islam Renata Pepicelli. La figlia adolescente dell’autrice, Anna, durante un viaggio in Indonesia, cioè nel Paese musulmano più popoloso del globo, dice alla madre, commentando alcuni post scambiati con nuove amiche locali: «Noi ragazze di tutto il mondo facciamo così, stessi gesti, stesse foto». Le fanciulle si riconoscono simili fra loro ovunque nel pianeta, e questa è la migliore testimonianza (fra tante altre) in un volume che prospetta la compenetrazione di Occidente e Oriente in un nuovo soggetto antropologico che Renata Pepicelli prova a battezzare, sintetizzando i due termini, “Occiriente”.
Il punto di vista femminile sulle cose del mondo non è accessorio, anzi è centrale in questo libro. Fra gli altri volumi dell’autrice ce n’è uno che si intitola “Femminismo islamico. Corano, diritti, riforme” (2010) e un altro dedicato a “Il velo nell’Islam. Storia, politica, estetica” (2012). L’impressione che si ha spesso in Occidente è che le varie forme di velo islamico servano a imporre e a sottolineare e a ostentare una segregazione femminile, per chiudere in se stesse donne che arrivano nei nostri Paesi ma escono di casa il meno possibile, quasi non imparano la lingua locale, si integrano poco o nulla, e tutto questo è un disastro, perché dove non c’è integrazione sociale per le donne non c’è integrazione tout court.






