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Ultimo aggiornamento: 13:55 del 19 Dicembre
Osservando le linee della Ferrari Amalfi, basta un secondo per capire che si tratta di un’evoluzione della Roma e per chiedersi se il cambio di nome sia giustificato. Nel trovare la risposta viene in aiuto la scheda tecnica dell’auto, che racconta come le due vetture abbiano solo il 40% dei componenti in comune. A livello stilistico, invece, entra in gioco il gusto personale ma è innegabile che la Roma sia più classica e aggressiva, mentre la Amalfi abbini l’eleganza a un tocco di minimalismo.
Concluse le disamine estetiche e filosofiche bisogna ricordare che la Roma rimane in produzione in versione Spider, visto che quest’ultima è in vendita solo da un paio d’anni. La Roma, invece, era sul mercato dal 2019 e in tutto questo tempo ha svolto egregiamente il ruolo di entry-level della gamma Ferrari. Anche la Amalfi avrà questo compito, anche se parlare di “modello di accesso” riguardo a un’auto che costa non meno di 240.000 euro, potrebbe far sorgere qualche dubbio.
Ad ogni modo, la nuova Ferrari mantiene il 3.9 V8 bi-turbo che ben conosciamo e che è stato affinato per erogare 640 CV e 760 Nm. I primi si trovano a 7.500 giri, mentre la coppia è costante da 3.000 a 5.750 giri. L’erogazione che deriva da questi numeri è ai limiti della perfezione: la risposta è pronta fin dalla prima apertura del gas e non cala mai anche in prossimità del limitatore che si trova a 7.600 giri. In pratica, se si affonda il gas quando la lancetta del contagiri si trova tra il due e il tre, la Amalfi balza subito in avanti, iniziando una progressione che si interrompe solo, per una frazione di secondo, quando si inserisce la marcia successiva. Per gli amanti dei riferimenti classici, l’accelerazione da 0 a 100 km/h viene completata in 3,3 secondi e la velocità massima arriva a 320 km/h.







