TREVISO - «Mio figlio era uscito per una serata tranquilla assieme agli amici, invece è stato aggredito alle spalle, colpito con calci e pugni. Da quel giorno, fatica a dormire la notte, ha paura di uscire, di andare in città non se ne parla» A parlare è la mamma del 17enne pestato assieme ad altri tre coetanei la sera del 6 dicembre a Porta San Tommaso, da un gruppo di otto ragazzi. In quello stesso punto, le famiglie si sono trovate ieri sera per un flash mob antiviolenza, sostenute da un centinaio di presenti, tra i quali numerosi esponenti politici cittadini e regionali, per chiedere misure più restrittive a chi delinque. «I daspo che sono stati emessi nei confronti degli aggressori? Direi che non bastano - continua la madre - Siamo scesi in piazza per chiedere misure cautelari più restrittive, in modo che queste persone non escano di casa».

Le denunce nei confronti degli aggressori sono salite a sette nelle ultime ore (due maggiorenni e cinque minorenni), responsabili del pestaggio in pieno centro. Il Questore ha emesso sette avvisi orali, sei daspo "Willy" e i Dacur, che non permettono loro di entrare in 18 locali della città. Uno dei maggiorenni, inoltre, è stato colpito anche dal foglio di via obbligatorio con divieto di ritorno in città. Tutte misure che, però, secondo le famiglie non bastano. Ma anche secondo il sindaco Mario Conte. «Il Daspo abbiamo visto che non basta - dice -. Trovo inutile il fatto che venga impedito ad un ragazzo di commettere reati in città ma di consentirli altrove. La comunità ha paura, non si sente sicura. Serve una reazione da parte delle istituzioni forte».