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Ultimo aggiornamento: 11:02

Era un uomo degli Urali, con un piede in Europa e uno in Asia, ma che ha vissuto gran parte della sua vita vicino al potere di Mosca che ha servito per tutta la sua carriera. Il generale e capo della Direzione per l’Addestramento operativo del ministero della Difesa russa, Fanil Sarvarov, è la vittima dell’attentato che intorno alle 7 di lunedì mattina ha scosso la capitale russa. Una bomba piazzata sotto la sua auto lo ha fatto saltare in aria uccidendolo sul colpo e privando Vladimir Putin di un altro suo generale.

Sarvarov, nato nel 1969, veniva dalla regione di Perm, lungo quella catena montuosa che divide l’enorme Federazione tra la sua parte che guarda a Occidente da quella che, invece, fa parte dell’Asia. Il militare si era formato nelle accademie delle forze corazzate e dello Stato maggiore e ora era a capo della Direzione per l’Addestramento operativo del ministero della Difesa. Generale luogotenente, invece, lo era diventato da appena un anno, nel 2024, un grado che gli era stato conferito dal presidente in persona.

La sua carriera parla di numerose missioni, sia all’interno del Paese, subito dopo la disgregazione dell’Unione Sovietica per sedare le rivolte in alcune regioni, sia all’estero. Tra il 1992 e il 2003 ha partecipato alle operazioni di combattimento durante il conflitto osseto-inguscio nel quale le due regioni si sono contese il distretto di Prigorodnyj, nel Caucaso settentrionale. Ha poi preso parte alle sanguinose guerre in Cecenia che hanno conosciuto la pesante repressione dello Stato centrale nei confronti delle popolazioni separatiste locali.