Un «quadro complicato». Per una serie di motivi: il dollaro debole sull’euro, dovuto anche ai tagli dei tassi Fed, continua a frenare l’export italiano nel quarto trimestre, insieme ai dazi Usa. Scricchiola di nuovo la fiducia delle famiglie e quindi le attese sui consumi. L’industria fa ancora fatica, con la produzione industriale che è tornata a calare ad ottobre, -1,0%, portando la variazione acquisita nel quarto trimestre a -0,1% (la fiducia delle imprese resta su un trend positivo a dicembre).

A favore giocano gli investimenti, grazie in larga parte al Pnrr, i servizi, tirati dal turismo straniero, il calo del prezzo del petrolio. Nonostante petrolio e gas siano in discesa, il costo dell’elettricità per le imprese resta alto: i prezzi sono doppi rispetto al valore pre-2022, con 0,28 euro/KWh, contro 0,18 in Francia e 0,17 in Spagna.

È la fotografia scattata dall’analisi Congiuntura Flash del Centro studi di Confindustria, che sottolinea il calo dell’export, la debolezza dei consumi e il caro elettricità. Con i tassi fermi da parte della Bce al 2%, il costo del credito alle imprese italiane non scende più (3,52 a ottobre, quasi come a luglio). La Fed ha tagliato i tassi per tre volte di fila, annunciandone altri. Questo contribuisce a un dollaro svalutato sull’euro: 1,17 a dicembre, quasi al picco.