Il prodotto interno lordo italiano resta fermo, anche se l’inflazione totale è moderata (+1,2%). Sui mercati esteri restano due potenti freni creati da dazi Usa e dollaro debole, che impattano sull’export italiano e che, insieme all’incertezza, hanno bloccato la dinamica del pil del terzo trimestre. Per il quarto trimestre sono elementi positivi la risalita della fiducia, legata ad una incertezza più attenuata, il rientro del prezzo del petrolio e la crescita degli investimenti stimolata dal Pnrr. In questo scenario, l’industria resta debole, vanno meglio i servizi.
L’export resterà debole o in calo
È ciò che emerge dall’analisi Congiuntura Flash, diffusa dal Centro studi di Confindustria, che dedica un focus al divario tra le industrie europee, confrontando Italia, Francia, Germania e Spagna, mettendo in evidenza le dinamiche eterogenee e le prospettive differenziate. Per l’Italia il consumo dei beni migliorerà lentamente, l’export di beni rimarrà debole, se non in calo a causa di dazi e dollaro. Molto dipenderà, dice il Csc, dalla dinamica degli investimenti, ma non ci sono aspettative di significativa crescita della produzione.
In Germania, invece, le ingenti spese previste per infrastrutture e difesa avranno impatti positivi dal 2026, riducendo i divari. Per l’industria francese sarà cruciale la gestione dell’instabilità. In Spagna fattori di competitività, come l’energia, non spariranno nel breve e quindi è ancora attesa una dinamica industriale migliore.







