Trieste – L’omicidio di Nicola Granieri, 73 anni, ex gioielliere noto nel mondo del commercio clandestino di oro e orologi di lusso, si sta delineando sempre più come un’esecuzione da professionisti. Le prime risultanze dell’autopsia parlano chiaro: l’uomo è stato ucciso con un colpo di pistola alla nuca, esploso a distanza ravvicinata, probabilmente con un silenziatore, tanto che nessuno dei vicini ha sentito nulla. Il proiettile ha attraversato il cranio uscendo dalla tempia, una dinamica che esclude categoricamente l’ipotesi iniziale di una caduta o di un colpo inferto con un oggetto contundente.
Il ritrovamento del corpo
Il corpo è stato trovato giovedì pomeriggio da un amico che, non avendo sue notizie, ha deciso di entrare nell’appartamento di via Felice Machlig 16, nel rione di San Luigi. Ma la morte risalirebbe ad almeno un giorno prima del ritrovamento, ampliando enormemente la finestra temporale su cui gli investigatori devono lavorare. La scena che si è presentata agli agenti della Squadra Mobile era inequivocabile: il cadavere riverso in una pozza di sangue, cassetti e armadi aperti e svuotati, una scatola rovesciata sul pavimento, e soprattutto una telecamera interna manomessa, con la scheda di memoria rimossa. Nonostante il disordine, però, molti preziosi sono rimasti in casa, compresi contanti, oro e orologi di valore. Un dettaglio che fa pensare a una messinscena, un tentativo di simulare un furto per coprire un’esecuzione premeditata.









