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Ultimo aggiornamento: 8:11

Per il vaccino dell’HPV l’etichetta di “scudo” contro il tumore del collo dell’utero è corretta, ma forse anche troppo stretta. Un ampio studio condotto dai ricercatori del Karolinska Institutet di Stoccolma ha dimostrato che il vaccino contro il Papillomavirus (HPV) riduce in modo significativo anche il rischio di lesioni precancerose gravi alla vulva e alla vagina. I risultati, pubblicati sulla rivista JAMA Oncology, suggeriscono dunque che quella semplice azione è in realtà una polizza assicurativa molto più ampia del previsto per la salute femminile.

Nello studio i ricercatori hanno analizzato i dati di oltre 770.000 donne nate tra il 1985 e il 1998, seguendo la loro storia clinica dal 2006 al 2022. Incrociando i registri sanitari svedesi, hanno scoperto che le donne vaccinate presentano un rischio di sviluppare lesioni vulvovaginali di alto grado inferiore del 37% rispetto alle non vaccinate. Ma c’è un dettaglio che fa la differenza tra una protezione “buona” e una “eccellente”: la tempistica.

Se il vaccino viene somministrato prima dei 17 anni, l’efficacia schizza alle stelle. In questo caso, il rischio di lesioni gravi crolla del 55%. “I nostri risultati sottolineano l’importanza fondamentale di offrire il vaccino alle ragazze in una fase precoce della vita, idealmente prima che diventino sessualmente attive”, spiega Yunyang Deng, autore principale dello studio. Il motivo è semplice: il vaccino è uno scudo preventivo, non una cura. Se il virus non ha ancora incontrato l’organismo, la protezione è maggiore. L’efficacia della vaccinazione contro l’HPV, dunque, è massima se il vaccino viene somministrato nelle fasce di età raccomandate tra gli 11 e i 13 anni. Tuttavia, ci si può vaccinare anche successivamente, dato che la vaccinazione può comunque prevenire infezioni da ceppi oncogeni di HPV non ancora incontrati.