Quanto è forte, nell’Italia del 2025, la spinta contraria alla democrazia? Il Rapporto curato da LaPolis-Università di Urbino Carlo Bo, con Demos e Avviso pubblico, individua in una persona su cinque l’ampiezza del consenso sociale verso soluzioni autoritarie. Incluse quelle che rimandano, esplicitamente, all’esperienza del fascismo. Un’area che si allarga a circa una persona su tre, se includiamo gli incerti di fronte al bivio tra democrazia e autoritarismo. Se l’esperienza del Covid ci aveva stretti attorno alle nostre istituzioni, la componente di persone soddisfatte del funzionamento della democrazia è tornata, negli ultimi tre anni, sui livelli precedenti alla pandemia. Oggi, come 12 mesi fa, si attesta poco sotto il 40%. Segno di un perdurante disincanto, interrotto, o per meglio dire “sospeso”, solo dall’emergenza. La quota di chi sposa l’idea resa popolare da Winston Churchill – e cioè che, con tutti i suoi limiti, la democrazia sia comunque preferibile rispetto alle “alternative” – è rimasta stabile nel corso del tempo, sopra i due terzi della popolazione (67%). È nel rimanente “terzo” ad essere cresciuta la frazione di chi ritiene preferibile, almeno in alcune circostanze, un regime autoritario: dal 14% del 2015 al 23% di oggi. Una percentuale cresciuta a scapito di coloro che, fino a dieci anni fa, si dichiaravano indifferenti rispetto alla scelta tra diversi tipi di regime, e oggi sembrano essersi radicalizzati.
Il 30% degli italiani oggi non direbbe no al fascismo
Il dato del Rapporto Gli italiani e lo Stato curato da La Polis-Università di Urbino con Demos e Avviso pubblico







