La partecipazione politica in Italia, ma in genere in tutte le democrazie occidentali, è in calo netto costante. La ricerca appena pubblicata dall’Istat è impietosa. Nel nostro Paese, che pure un tempo si segnalava per un tasso di partecipazione superiore a molti altri del nostro continente, nel 2024 si è registrato un calo del 13% fra gli uomini e più contenuto ma comunque rilevante fra le donne (6%). Il dato in sé non deve portare a facili conclusioni o implicazioni: se per partecipazione politica di intende aderire a un partito, partecipare a manifestazione, o cose del genere, per un liberale non è un male in sé. Potrebbe trattarsi anche di una scelta consapevole, fatta o perché l’offerta politica risulta insufficiente o perché si vuole dimostrare una qualche forma di insoddisfazione.

Non è un caso che le democrazie occidentali, a cominciare da quella americana, si siano caratterizzate sempre per un indice non elevatissimo di partecipazione alla politica in senso attivo, al contrario degli stati autoritari e plebiscitari. D’altronde, l’epoca della “mobilitazione delle masse”, permanente e intensa, è finita da un bel po’ e non è detto che non sia un male. Se però si va più a fondo nella ricerca dell’Istat si scoprono alcuni dati che fanno cambiare un po’ la prospettiva.