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21 DICEMBRE 2025
Ultimo aggiornamento: 18:05
“Ieri sera ho giocato in casa. E non mi sono sentita in casa. In 12 anni di carriera non avevo mai assistito né vissuto sulla mia pelle un atteggiamento del genere da parte del pubblico che dovrebbe sostenere la propria squadra”. E’ un passaggio della denuncia pubblica di Adhu Malual, opposto della Monviso Volley e giocatrice della Nazionale italiana di pallavolo. Malual scrive in un post su Instagram, accompagnando il testo con una sua foto in bianco e nero. L’azzurra, 25 anni, romana con genitori originari del Sud Sudan, racconta le cose indicibili che ha sentito arrivare dagli spalti nella partita di campionato di A1 che la sua squadra, Pinerolo, ha perso al tie-break contro Macerata. “Si può sbagliare – scrive Malual -. Fa parte del gioco, fa parte del lavoro, fa parte dell’essere umani. Quello che non fa parte di questo sport sono insulti, fischi costanti, offese personali e sì commenti razzisti, rivolti non solo a me ma anche ai miei familiari sugli spalti. Dal primo punto all’ultimo. Non per spronare. Non per sostenere. Solo per colpire“.
“Sono fiera di essere italiana – continua Malual -. Sono fiera di giocare in uno dei campionati più forti al mondo. Sono fiera di indossare la maglia azzurra, perché l’amore che provo per questo Paese, che è la mia casa, è indescrivibile. E non permetterò a nessuno di metterlo in discussione. I momenti no esistono per tutti, in qualsiasi ambito. C’è una linea sottile tra il tifo e la mancanza di rispetto. Ieri sera quella linea è stata superata più volte. E quando a pagarne il prezzo non è solo l’atleta in campo, ma anche la squadra e la sua famiglia sugli spalti, allora il problema non è sportivo. È umano. Io continuerò a fare il mio lavoro. Con dignità. Con professionalità. Con rispetto per questo sport. Ma una cosa va detta chiaramente: il silenzio, davanti a certi comportamenti, non è più un’opzione. Ringrazio la società per il supporto dimostrato, e i tifosi che riconoscono il mio impegno e comprendono il momento delicato”.






