In questi giorni di gran confusione sulla legge di bilancio, cioè il provvedimento con cui il governo decide come spendere i soldi per il prossimo anno, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti è molto sotto pressione: ha l’arduo compito di scrivere una manovra finanziaria che rispetti i vincoli di bilancio, e che però dia anche qualche incentivo alle imprese e non scontenti i partiti di maggioranza.
Non gli sta riuscendo benissimo di tenere insieme tutto, per ora, visto che la discussione è stata rimandata più volte, prima perché andavano inserite misure per le imprese che non c’erano (e la loro assenza era stata assai criticata da Confindustria e istituzioni varie) e poi perché per finanziarle era stato deciso di andare a toccare le pensioni, cosa che ha fatto inalberare lo stesso partito di Giorgetti, la Lega. Ne sono derivati ritardi, attacchi dalle opposizioni ma anche discussioni animate interne alla maggioranza.
In tutto questo, Giorgetti sta dando qualche segnale di insofferenza. Sabato, in Senato, i cronisti gli hanno chiesto se in questi giorni complicati avesse pensato alle dimissioni. Lui ha risposto così: «Alle dimissioni ci penso tutte le mattine, sarebbe la cosa più bella da fare per me personalmente. Ma siccome è la ventinovesima manovra di bilancio che faccio so come funzionano le cose».









