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La lettera di molti bambini e bambine a Babbo Natale somiglia più a un elenco che a una lettera. Non è così da sempre e non è così per tutte le famiglie, ma quello dei regali natalizi ai bambini è un ambito in cui il consumismo diventa rapidamente più sregolato che altrove. Tra calendari dell’avvento, scherzetti degli elfi, regali di Santa Lucia, di Babbo Natale e della Befana, le spese di molti genitori a Natale finiscono per prolungarsi e superare facilmente e di molto i budget preventivati. Il tutto in un momento in cui i prezzi sono aumentati, e molte famiglie faticano anche con le spese ordinarie.

Decidere di non soddisfare tutte le richieste dei propri figli può essere quindi una decisione dovuta a motivi economici, ma sta diventando sempre di più anche un’esigenza educativa: alcuni genitori, anche potendo, preferirebbero non assecondare tendenze consumistiche sospinte dalle pubblicità e dagli influencer sui social. Negli Stati Uniti un approccio estremo alla questione, recentemente descritto dalla giornalista Emi Nietfeld sulla rivista The Cut, è quello dei genitori che scelgono di non fare alcun regalo di Natale ai propri figli.

È una tendenza audace e minoritaria, criticata da molte persone perché riguarda più che altro genitori benestanti. La critica principale infatti riguarda il rischio di incoerenza, se poi ogni altro desiderio dei figli nel resto dell’anno viene esaudito senza tanti pensieri. «Uno spazio vuoto sotto l’albero di Natale è il lusso per eccellenza, perché implica un’abbondanza tale che ai tuoi bambini non mancherà nulla», scrive Nietfeld. Per la maggior parte dei genitori poi decidere da un giorno all’altro di abolire i regali di Natale è una decisione impraticabile, in un mondo in cui questa tradizione è così istituzionalizzata.