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Nel 2018 il pilota cino-olandese Ho-Pin Tung si è reso autore di un'impresa straordinaria: ha risalito i 999 gradini della via del Dragone, rischiando la vita e sovvertendo ogni pronostico

Qualcuno la chiama la "Porta del Cielo", altri preferiscono battezarla come "Porta del Paradiso". Se ne sta lì, sospesa tra la roccia e il mito, non lontano da Zhangjiajie, nella provincia cinese dello Hunan. Sul monte Tianmen, a circa 1.500 metri di quota, la montagna si apre in un arco naturale alto settanta metri e largo trenta, una ferita antica nella pietra che da oltre cinque secoli segna l’ingresso simbolico a un tempio buddista. Per arrivarci bisogna guadagnarselo, passo dopo passo, curva dopo curva: dapprima 99 tornanti della Tianmen Mountain Road – la Via del Dragone – e poi 999 gradini inclinati a quarantacinque gradi. Un’ascesa che ha il sapore della prova iniziatica.

Per secoli quel tratto finale è stato territorio esclusivo di pellegrini e turisti senza fretta, pronti a misurare il proprio respiro con quello della montagna. Poi qualcuno ha osato porsi una domanda fuori posto, quasi sacrilega: si può arrivare fin lassù in automobile? “È impossibile”, dicevano. “Se sbaglia, muore”, sentenziava qualcun altro. Lo scetticismo, si sa, è sempre l’anticamera delle imprese che restano.