Nel corso della sua vita Rudolf Nureyev ha creato almeno14 coreografie. dal “Tancredi” del 1906 alla “Baydera” che fu il suo canto del cigno, quando ormai malatissimo aveva lasciato la direzione dell’opera di Parigi, nel novembre del 1992, a pochissimi giorni dalla morte avvenuta all’inizio del 1993. Ma, si sa, fu anche un danzatore di straordinaria bravura , una leggenda del 900, e famosa resta in gioventù la partnership con Margot Fonteyn . Oggi tutta la sua eredità è promossa e conservata dalla Foundation Nureyev. Ecco anche perché molti suoi classici occupano la programmazione di alcuni teatri: Opéra di Parigi e Scala di Milano per esempio, Londra no. Londra preferisce i suoi. Ecco dunque perché alla Scala di Milano la “Bella addormentata” di Nureyev ( vista anche pochi mesi fa a Parigi) ha aperto la stagione della danza del teatro milanese a dieci giorni di distanza dall’apertura lirica con la “Lady Macbeth” di Shostakovic. C’è qualcuno che prova nostalgia per la “Bella “ di Aleksey Ratmansky presentata intorno al 2015 quando era direttore del balletto Makha Vaziev? Adesso son tornate le truppe di Nureyev tocca farsene una ragione, la scena si presenta sontuosa e barocca e altrettanto i costumi nell’immaginazione di Franca Squarciapino. Memorabile il viaggio di Désirè nel bosco incantato alla ricerca di Aurora, guidato dalla Fata dei Lilla. Invece del solito “Panorama” qui abbiamo una barca che solca il lago contenuto dalla scenografia fissa. Ai suoi tempi Nureyev, che considerava la Bella il “Balletto dei balletti”, aveva dichiarato : “Con la Bella non si tratta di creare un avvenimento senza domani, ma di produrre uno spettacolo che duri e tenga in piedi l’eccellenza di una compagnia”. E certamente l’allestimento della Scala risponde a questi requisiti. Non mancano fate e cavalieri, pietre preziose, la fata dei lillà ed il primo momento magico: “L’adagio della rosa”. Pezzo di bravura e poesia in cui la giovane principessa Aurora (Nicoletta Manni) giunta ai diciotto anni deve scegliere un fidanzato. Ecco i quattro cavalieri schierati che, uno alla volta porgono o una rosa alla fanciulla, ecco le promenades in punta accompagnate dai cavalieri. Ma nel bello della festa la maledizione della strega Carabosse si avvera, Aurora si punte con un fuso e cade senza vita.se non intervenisse la fata dei lilla che trasforma la morte in un sonno sino a quando un giovane principe la risveglierà con un bacio. E ovviamente il principe Desiré (l’ottimo Timofej Andrijashenko. Farlo étoile mai?) condotto nel bosco dalla Fata dei Lillà trova la sua Aurora, l’étoile Nicoletta Manni, la bacia e siamo pronti per la festa finale. Grand divertissement con il gatto con gli stivali e la sua gatta, L’uccello azzuro (Darius Gramada con i suoi splendidi brisé volé) e la principessa Florina Linda Giubelli Passo a due finale in bianco per la copia che corona il sogno d’more. L’adagio adagio che comprende i tre poisson che tanto avevano spaventato Olga Spesivceva voluti da Diagilev nella ripresa londinese del 1921. Ma nella coda del passo a due ci sono anche momenti in cui la danzatrice piega mollemente il busto di lato ed anche questo è delicato e sottile omaggio alla danza popolare russa. Da aggiungere l’ottima resa e l’entusiasmo di tutta la compagnia guidata da Frédéric Olivieri.