Balletto Nureiev a Berlino

Il balletto “Nureyev” (in tedesco “Nurejew”, in scena in questi giorni alla Deutsche Oper di Berlino con lo Staatsballet) aveva suscitato grande scandalo nella attuale Russia dal governo autoritario, mal disposto verso la libertà sessuale, quando nel 2017 aveva debuttato al Teatro Bolshoj di Mosca. Ed era stato definitivamente cancellato dal repertorio pochi anni dopo, nel 2023, accusato di “propagandare relazioni non tradizionali”. Il fatto è che per raccontare la vita di Rudolf Nureyev , uno dei più grandi danzatori del secondo 900, morto per complicazioni dell’Aids il sei gennaio del 1993 in un ospedale alla periferia di Parigi, non si può ignorare la sua bisessualità.

Lo spettacolo , con la musica di Ilja Demutsky, la coreografia di Juri Possochov, la regia e il libretto di Kirill Serebrennikov, non fa misteri e racconta esplicitamente la storia d’amore fra il ballerino tartaro e il danzatore danese Erik Bruhn. Un amore nato al sole e sul mare delle isole greche dei primi anni 60 poco tempo dopo la clamorosa fuga di Nureyev all’aeroporto di Parigi.

La fuga: una storia che è entrata nella leggenda. La sua compagnia, allora Kirov di Leningrado (ora di nuovo Mariinsky di Pietroburgo), doveva dopo il grande successo parigino trasferirsi a Londra, quando gli agenti del Kgb gli annunciarono che lui invece doveva tornare in Urss per ballare al Cremlino. Ben sapendo che si trattava di una trappola per imbrigliare il suo desiderio di libertà e il bisogno di uscire dagli schemi ristretti del repertorio russo-sovietico di allora, Nureyev si era allontanato dagli agenti dello spionaggio e si era rifugiato presso la polizia francese dell’aeroporto chiedendo di restare in Francia.