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Ultimo aggiornamento: 9:25

Estroso, moderno e mai banale. Personaggio pop ancora prima che i social esistessero. Impossibile non riconoscerlo con quella folta chioma riccia. Molti lo hanno apprezzato in Premier League con il Chelsea. Altri con la maglia del suo Brasile in quel Mondiale in cui le sue lacrime – dopo uno storico 1-7 contro la Germania – fecero il giro del mondo. Oggi, a 38 anni, David Luiz sta vivendo la sua seconda giovinezza a Cipro. Leader carismatico e spirituale del piccolo (ma ambizioso) Pafos, il difensore racconta a ilfattoquotidiano.it il percorso di una carriera e di una vita vissuta tra il coraggio di osare e il rifugio della fede. Ancora oggi presente nel suo quotidiano. Etichettato dall’esterno, Luiz insegna che l’apparenza cambia i giudizi e la visione. Per un ragazzino che ha lasciato casa a 13 anni, oggi c’è l’esigenza di essere un esempio dentro e fuori dal campo. Con la stessa ambizione che lo ha sempre contraddistinto.

In più occasioni ha detto che la sua carriera si può paragonare a un film. Quante ne ha dovute passare prima di realizzare i suoi sogni?

Quando nasci in Brasile, nasci con una speranza, la speranza di avere una vita migliore, di aiutare la tua famiglia, di fare un giorno qualcosa che ami. E in Brasile, maschio o femmina che sia, vuoi diventare un calciatore. Quando ho lasciato la mia famiglia a 13 anni sono andato in un’altra città per provare a diventare calciatore. A 17 sono diventato professionista e a 18 ero già in Europa. La mia vita è cambiata completamente: dal non avere nulla mi sono ritrovato, dopo un mese, ad avere tutto. Ho potuto comprare la prima casa per la mia famiglia, ho detto ai miei genitori di lasciare il lavoro perché non ce n’era più bisogno. Benfica occupa un posto speciale nel mio cuore, perché è stato il mio primo tutto. Questa sensazione non la dimenticherò mai.